F.C. “niente paura… la professionalità o la conoscenza medica della malattia non sono indispensabili… “

La mia esperienza con P. è cominciata più di un anno fa.

Il giorno del mio primo incontro, dietro alla porta di casa sua, ha provato una forte lotta interiore tra sentimenti diversi e contrastanti. Da un lato l’emozione e la trepidazione di conoscere la persona di cui mi avevano tanto parlato e di cui mi sarei presa cura, dall’altro il timore e l’angoscia che derivano dal prospettarmi gli inevitabili ostacoli che si incontrano sul cammino del volontariato.

Continuavo a interrogarmi sulla effettiva capacità di portare avanti l’impegno che mi ero presa.

Non appena la porta si è aperta, ha capito che dovevo mettere da parte tutte le mie ansie. P. stessa aveva aspettato il momento dell’incontro con intensa agitazione !

I primi incontri hanno rappresentato una sorta di esplorazione : ho cercato di capire quali fossero

le sue capacità fisiche reali, quali i suoi interessi, le sue amicizie, i suoi affetti e tutto ciò che mi è sembrato utile per rendere il mio intervento il più efficace possibile.

Ho cercato di essere propositiva nei suoi confronti, per evitare che il nostro rapporto scadesse nella monotonia ma, ad un certo punto, mi sono resa conto di quanto ci fossimo entrambe affezionate e di quanto io rappresentassi per lei un punto di riferimento sicuro.

Le varie attività che abbiamo svolto, come il cinema o la passeggiata nel parco, erano solo dei semplici strumenti per stare insieme ed approfondire il nostro rapporto. Se all’inizio di questa esperienza credevo che il mio intervento dovesse semplicemente coprire qualche ora settimanale, P. stessa, con il suo atteggiamento affettuoso ed entusiasta, mi ha fatto mutare questa opinione. Ciò che lei mi ha donato e che continua a donarmi, non è del semplice tempo materiale, ma è una grande carica di simpatia, affetto, sincerità, ossia di amicizia, di fronte a cui non si può restare impassibili.

Ho capito che questi requisiti di cui all’inizio temevo di non disporre, come la professionalità o la conoscenza medica della malattia, non sono assolutamente indispensabili.

Ciò che un volontario può offrire, molto più semplicemente, sono la disponibilità umana, la spontaneità e la gratuità di un’amicizia sincera.